Dove siamo
Villetta Barrea
Situato a quota 975 m., ai piedi del monte Mattone (1809), fra la pineta Zappini del prezioso Pinus nigra var.di V.B., il fiume Sangro ed il lago di Barrea, è uno dei cinque paesi compresi nel territorio del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.
Il comprensorio, conteso fra Sanniti e Marsi, ebbe certezza storiografica a partire dai primi decenni del '400.
Pastorizia, transumanza e tratturi hanno plasmato secoli di storia villettese e sangrina, fino alla recente rivoluzione turistica, benefica ma ancora in via di definizione, secondo una corretta caratterizzazione naturalistica.
Un soggiorno a Villetta Barrea può assumere le valenze più varie e si adatta a tutte le età e necessità. L'invito però è quello di visitare il parco d'Abruzzo in periodi alternativi, a torto ritenuti sfavorevoli: la primavera (aprile-giugno) e l'autunno (settembre-ottobre), per la bellezza dei panorami, la disponibilità della eccezionale fauna, la mitezza del clima e la tranquillità del soggiorno, sono i periodi che ci permettiamo di consigliare.
Villetta Barrea ospita con rispetto e devozione diversi branchi di Cervo nobile (Cervus elaphus hyppelaphus), il più grande degli Ungulati artiodattili presenti in Italia.
Il cervo, al pari del capriolo e del daino, appartiene alla famiglia dei cervidi e come tale, mostra spiccato dimorfismo sessuale. Il maschio, dal peso quasi doppio rispetto alla femmina, presenta sul capo due enormi appendici ossee dette palchi; al contrario quelle che si definiscono corna sono portate dai maschi e dalle femmine dei bovidi ed in particolare dai camosci.
I palchi sono caduchi e, ogni anno, cadono e ricrescono sempre più grandi e più ramificati.
Alla fine dell’estate, nelle vallate tutt’intorno, riecheggiano i possenti bramiti dei maschi dominanti, preludio della stagione riproduttiva che per oltre un mese li vedrà cimentarsi in schermaglie, dimostrazioni di forza, lotte vere e proprie, per la conquista del territorio e per la costituzione degli harem di femmine, che dovranno assicurare loro una numerosa e diversificata prole, fondamentale investimento genetico di ogni specie vivente. I piccoli nasceranno poi nel pieno della primavera e ben presto seguiranno le madri e andranno a ripopolare i vari branchi sul territorio.
Gran parte dell’attività spesso frenetica di questi eleganti e un po’ invadenti mammiferi si svolge intorno e spesso all’interno del nostro paese.
I prati e i pascoli ma anche gli orti, i giardini privati e la villa comunale sono ormai terreno di pascolo di questi animali.
I cittadini, pur danneggiati dalle continue scorrerie, hanno imparato a convivere con loro, correndo al limite ai ripari, innalzando recinzioni più alte, poiché il cervo è in grado di superare ostacoli incredibili.
Qualche anno fa avemmo il privilegio e l’emozione di seguire nel giardino di casa, a debita distanza, il parto, la nascita e il primo mese di vita di un bellissimo bamby.
In questo periodo, presso la villa comunale, a due passi dal parco giochi dei bambini, due maschi di cervo, uno adulto e l’altro giovane, il suo scudiero, entrambi con i palchi in velluto (il tessuto molle che li ricopre fino all’estate, quando termina l’accrescimento annuale e che poi si sfalda e cade, lasciando a nudo l’osso definitivo) pascolano l’erba novella della primavera e si lasciano osservare e fotografare, senza mostrare il pur minimo disagio.
A volte si abbeverano alla fontana della piazza centrale del paese oppure attraversano la strada per raggiungere le loro mete.
Uno straordinario connubio fra uomo ed animale che però non deve mai travalicare il rispetto dei ruoli e non deve ridursi a mero sfruttamento a fini turistici, pena lo stravolgimento dei canoni della salvaguardia ambientale e della funzione dell’area protetta, sia essa una minuta oasi naturalistica o un grandioso parco nazionale, come è il nostro.
Naturalmente...con i Camosci